mercoledì 9 novembre 2011

Tiffany

C’ è qualcosa di magico sulla Fifth Avenue a quest’ora.
La portiera di un taxi si apre, scende una ragazza vestita di un tubino nero e perle, con i capelli raccolti e grandi occhiali da sole, ha in mano un caffè ed un sacchetto contenente una brioche, si ferma a guardare la vetrina di Tiffany.
Questa, la prima scena del film, sarebbe passata alla storia del cinema.
La scena dura pochissimo ma x girarla ci sono volute ben più di 2 ore e quasi 8 di preparativi per trasformare la vetrina di Tiffany in un set. Il film uscì nel 1961 ed è tratto dall’omonimo romanzo scritto da Truman Capote pubblicato nel 1958. Le differenze sono diverse soprattutto perché nella versione di Capote la protagonista era una ragazza che andava a letto con gli uomini per danaro, nel film venne considerata troppo audace anche solo la scena in Holly si infila nel letto di Paul. La sceneggiatura del film fu travagliata, sia per quanto riguarda la decisione su chi contattare per farla scrivere sia per darle una morale accettabile senza però sconvolgere la trama di Capote. Fu l’agente Kurt Frings  a trovare la parola adatta per dare una morale accettabile ad Holly. La definì come un’ “eccentrica” [kook] e la Hepburn era d’accordo. Questa parola poi divenne una delle più in voga negli anni sessanta. L’ultimo ostacolo ossia quello della Motion Picture Association (che appunto si occupava della morale) fu superato ed il film poteva esser prodotto.
Sono passati 50 anni dall’uscita del film e oggi Roma celebra Audrey Hepburn con una mostra ospitata al museo dell’Ara Pacis, che racconta attraverso una selezione di scatti inediti, immagini, video ed oggetti personali le 3 vite vissute a Roma dell’attrice: diva del cinema, mamma ed ambasciatrice.
Uno spazio è dedicato anche alle immagini dall’archivio UNICEF che documentano i viaggi dell’attrice tra i bambini di Bangladesh, Vietnam, Somalia, Sudan, Etiopia ed America Latina. Inoltre stasera in tutte le sale Uci Cinemas e The Space Cinema verrà proiettato il film restaurato. 

photos arapacis.it

Audrey a Roma. Esterno giorno. Museo dell'Ara Pacis; 26 ottobre, 4 dicembre.












Curiosità:
 Nella prima scena la Hepburn voleva mangiare un gelato di Schrafft e non un danese perche non le piaceva.
 Quando la Hepburn interpretò il film aveva 31 ed ara già un’icona di stile, ma il look di questo film racchiude ciò che noi intendiamo “Stile Audrey”. Gli occhiali oversize, il cappotto arancione, il cappello di visone, le perle, la sciarpa che svolazzava dietro e naturalmente il famoso tubino nero. Gli abiti che indossa nel film sono stati scelti da lei, da Edith Head (art director della Paramount) e da Hubert de Givenchy, suo collaboratore e soprattutto amico “I suoi sono gli unici abiti in cui mi sento me stessa. Lui è molto più di un couturier, di un sarto di classe, è un creatore di personalità”.
 Il gatto, che faceva lo spettatore costante della vita di Holly, chiamato semplicemente Gatto (...povero amore senza nome... ma io penso che non ho il diritto di dargli un nome... perché in fondo noi due non ci apparteniamo, è stato un incontro casuale...) era un gatto attore di nome Putney anche se in realtà sono stati usati più di dodici gatti.
 Capote inizialmente non voleva che fosse la Hepburn ad interpretare Holly ma Marilyn Monroe in quanto immaginava la sua eroina più simile all’attrice bionda.

7 commenti:

  1. Audrey Hepburn could definitely stand for vintage! she is elegant, beautiful, sexy...she is my idol!

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  4. bellissimo il suo stile!! ps. grazie mille per il dolce commento!! un bacio. Monica

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  5. Il tubino nero indossato nel film è semplicemente divino!

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